lunedì 25 giugno 2018

il Santo Patriarca Germano di Costantinopoli e l'icona della Madre di Dio di Lidda


 


L'icône de la Mère de Dieu de Lydde (aujourd'hui Lod) en Palestine (Ier siècle). 


San Germano, Patriarca di Costantinopoli, e la Miracolosa Icona di Lydda
Tratto da: https://www.johnsanidopoulos.com/2015/05/saint-germanos-patriarch-of.html
Traduzione a cura di Giovanni Fumusa
San Germano nacque a Costantinopoli attorno al 640, figlio del patrizio Giustiniano. All’età di vent’anni rimase orfano quando il padre fu giustiziato dall’Imperatore Costantino IV Pogonato in quanto considerato coinvolto nell’assassinio di suo padre, Costante II.
Dopo aver subito la castrazione, Germano entrò nel clero della Grande Chiesa. Servì con zelo studiando le sacre lettere, ne divenne un profondo conoscitore, e si distinse per la santità della sua vita e per la sua virtù. Dopo aver visitato Gerusalemme e aver visitato i luoghi sacri della Terrasanta, tornò a Costantinopoli e fu ordinato sacerdote. Nel 709 fu eletto dal Patriarca Ciro alla carica di Vescovo di Kyzikos. Da questa sua posizione elevate lotto strenuamente contro l’eresia dei monoteliti. Quando fu deposto il Patriarca Ciro e morì il suo successore Giovanni IV, fu scelto il 9 agosto 715 come nuovo Patriarca di Costantinopoli col plauso dell’Imperatore Anastasio.
Quando il Santo divenne Patriarca, dedicò tutta la propria forza spirituale e morale al ministero del suo gregge, insegnando loro e nutrendoli con sermoni ispirati.
Nel 718 aiutò Costantinopoli a salvarsi dagli invasori barbarici e, in seguito, fu cantato l’Inno Acatisto alla Theotokos per onorarla per aver salvato la Città.
Quando l’imperatore Leone III Isaurico ascese al trono, fece pressioni sul Patriarca Germano affinché lo aiutasse a far prevalere l’iconoclastia. Non soltanto si rifiutò, ma rimproverò Leone per le sue azioni empie e incoraggiò il popolo a resistere contro l’iconoclastia. Vedendo di non aver avuto successo, l’Imperatore Leone spinse il Santo ad abbandonare il suo trono. Quindi, il 6 gennaio 730, dopo aver post oil proprio omophorion sul Sacro Altare del palazzo, si ritirò nella sua casa paterna a Platani, dove visse in ascesi e compose inni fino al suo riposo nel 733.
Sebbene deposto ed anatemizzato nel 754 dallo pseudo-Concilio di Hierìa, fu scagionato ed elogiato nel 787 dal Settimo Concilio Ecumenico che condannò l’iconoclastia e ripristinò le sacre icone.
San Germano lasciò in eredità una straordinaria innografia assieme ad altri scritti, ma sfortunatamente la maggior parte delle sue opere furono bruciate da Leone III. Tra i suoi inni, si sono conservati 104 Stichera e 22 Canoni. Tra i suoi scritti sono i seguenti: a) “Delle Eresie e dei Concili”; b) “Tre Epistole Dogmatiche sugli Iconoclasti” (al Vescovo Giovanni di Synada, al Vescovo Costantino di Nakaleia ed al Vescovo Tommaso di Claudioupolis); c) “Otto Discorsi” (due sulla venerazione della Santa Croce – una per la Terza Domenica di Quaresima e una per il Sabato Santo -, altri due sull’Ingresso della Theotokos, tre per la Dormizione della Theotokos ed uno per l’Annunciazione della Theotokos); d) “Omelie” (all’inaugurazione della Chiesa della Theotokos e la sacra infanzia di Nostro Signore Gesù Cristo).

La Miracolosa Icona della Madre di Dio di Lydda o “Romana”
La miracolosa icona della Madre di Dio di Lydda o “Romana” è anche chiamata “Lidianca”, ad indicare i luoghi associati con la sacra icona.
Secondo la tradizione, gli Apostoli Pietro e Giovanni stavano predicando a Lydda (successivamente chiamata Diospolis), nei pressi di Gerusalemme. Lì edificarono una chiesa dedicate alla Santissima Theotokos, quindi andarono a Gerusalemme per chiederle di venire a santificare la chiesa con la sua presenza. Li rimandò a Lydda dicendo “Andate in pace, sarò lì con voi”.
Giungendo a Lydda, trovarono un’icona della Madre di Dio impressa a colori sul muro della chiesa (alcune fonti dicono che l’immagine si trovasse su un pilastro). Quindi apparve la Madre di Dio e gioì alla vista del numero di persone lì riunite. Benedisse l’icona e le conferì il potere di compiere miracoli. Quest’icona non fu fatta da mano umana, ma da una potenza divina.
Giuliano l’Apostata (regnante tra il 361 e il 363) udì dell’icona e tentò di cancellarla. Degli scalpellini scalfirono l’immagine con attrezzi affilati, ma il colore e le linee sembrarono penetrare più in profondità nella roccia. Quanti furono inviati dall’imperatore furono incapaci di distruggere l’icona. Quando si diffuse la voce su questo miracolo, giunsero milioni di persone a venerare l’icona.
Nel secolo VIII, San Germano, futuro Patriarca di Costantinopoli, passò da Lydda durante il suo pellegrinaggio in Terrasanta. Si fece fare una copia dell’icona e, sul retro dell’icona, un’icona di San Giorgio (che era di Lydda). Tenne quest’icona con sé durante il suo Patriarcato e, quando fu costretto ad abbandonare il trono, la portò con sé.
Verso la fine della propria vita, nel 733, inviò l’icona a Roma durante la controversia iconoclasta, assieme ad una lettera indirizzata a Papa Gregorio III, citando l’iconoclastia a motivo del regalo. Si dice che l’icona sia giunta a Roma da sola, in maniera miracolosa. Fu ricevuta dal Papa, la lettera fu letta, e l’icona fu posta nella Chiesa di San Pietro dove divenne fonte di molte guarigioni.
Durante il regno dell’Imperatore Michele III e di sua madre, Santa Teodora l’Augusta, che ripristinò le icone, quando Sergio II era Papa, nell’842 la riproduzione tornò a Costantinopoli, dove fu nota come l’Icona Romana. Ciò accadde nel seguente modo: l’icona si muoveva e si posizionava dritta da sola, principalmente durante il Mattutino ed il Vespro, a volte durante la Divina Liturgia. Una volta l’icona si librò sulle teste dei fedeli, come se retta da angeli, e lentamente lasciò la chiesa, giungendo a Costantinopoli il giorno dopo. Santa Teodora la pose nella Chiesa di Chalkoprateia. A quei tempi, i fedeli celebravano a sacra icona nota come “Romana” l’8 settembre.
L’icona rimase a Costantinopoli fino al XV secolo. Il 31 marzo 1401, l’Imperatore Giovanni VII Paleologo la inviò come dono al principe moldavo Alessandro il Buono, sigillando così la riconciliazione tra Patriarcato Ecumenico e Principato di Moldavia. L’icona fu posta inizialmente nella chiesa Mirăuți di Suceava; successivamente, il figlio di Alessandro il Buono, Stefano II, la donò al Monastero di Neamț.
Sebbene l’icona abbia attraversato varie avventure, ad un certo punto fu sepolto per proteggerla dai turchi e l’icona rimase in ottime condizioni.
L’icona porta anche il nome di “Proskynitria” o “la Venerata”, perché molte volte l’icona lasciò le mani dei vescovi o dei sacerdoti che la tenevano, librandosi nell’aria. Quindi, fu così soprannominata perché, quando ciò accadeva, le persone si inginocchiavano a venerarla.
Quest’icona si celebra il 26 giugno.


 
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