mercoledì 20 giugno 2018

Sinassario Santi italici ed italo greci per 20 giugno




Santo Novato  prete e confessore della fede a Roma (verso il 151)

Secondo il Diario Romano (1926) le reliquie sono in S. Pudenziana al Viminale. Non vi è nessun riscontro storico di tale affermazione.
Martirologio .Romano .: 20 giugno - A Roma la deposizione di san Novato che fu figlio del beato Pudente Senatore e fratello di san Timoteo Prete, e delle sante Vergini di Cristo Pudenziana e Prassede, i quali dagli Apostoli furono ammaestrati nella fede . La loro casa, cambiata in chiesa, porta il Titolo del Pastore.




San Lucano (Lugano) vescovo di Sabiona
Tratto da
http://www.santiebeati.it/dettaglio/91100

E' chiamato "l'Apostolo delle Dolomiti" ed in queste montagne parecchie località portano il suo nome e varie chiese gli sono dedicate. Visse nella prima metà del sec. V ed essendo vescovo di Sabiona (ora Chiusa a dieci chilometri da Bressanone, dove piú tardi quella sede vescovile fu trasferita), durante una carestia, permise ai suoi fedeli l'uso dei latticini in Quaresima. Denunciato per questo al papa Celestino I (422432), fu invitato a Roma a scusarsi; i miracoli che lo accompagnarono durante il viaggio e la permanenza nella città, valsero piú d'ogni scusa.
Al suo ritorno i nemici (gli ariani?) lo costrinsero a lasciare di nuovo la sede. Si ritirò allora a vita eremitica nella Valle di Fiemme, ove si trovano il piccolo villaggio e la chiesuola a lui intitolati. Non sentendosi sicuro neanche là, oltrepassò le crode e scese verso la conca agordina, in quella che ancor oggi si chiama Valle di S. Lugano; si rifugiò in una caverna, il "Col di S. Lugano", donde non si allontanava che per evangelizzare e curare spiritualmente le genti della zona.
In una di queste missioni conobbe a Listolade la beata Avazia o Vaza, la quale, ottenuto il permesso dal marito, si ritirò a vita eremitica sotto la direzione spirituale del santo. Sulla tomba di Lugano, presso Taibon, sorse una chiesa, che, distrutta da una valanga, fu riedificata nel 1635. G. Mezzacasa pensa che Vaza, vissuta almeno cinque secoli dopo s. Lucano, fu creduta dalla fantasia del popolo sua contemporanea e figlia spirituale, perché condusse vita ascetica presso questa chiesetta, dove anche lei fu sepolta.
Una straordinaria fioritura del culto di s. Lugano si verificò nei secc. XIII e XIV e ne fanno testimonianza le tre chiese sorte in quel tempo in onore di lui, oltre a quella dov'era sepolto presso Taibon, al Passo di S. Lugano, con accanto un ospizio (1325-1332), a Villapiccola presso Auronzo (non dopo il 1352) e a Belluno (1396).
Nella cattedrale di quest'ultima città il corpo del santo fu trasportato da Taibon, ove si conserva solo una reliquia, probabilmente nel 1307 ed ivi fu sepolto entro un'arca contigua all'altare maggiore. Questa fu aperta il 17 giugno 1400 alla presenza del vescovo per la ricognizione delle reliquie e riaperta nel 1658 per estrarne alcune da donare ad Antonio Crosini, vescovo di Bressanone, per quella cattedrale.
Nella chiesa di S. Lugano presso Taibon, ogni anno, terminava la processione rogazionale della vigilia dell'Ascensione, dopo aver raccolto i fedeli dei paesi della comunità dell'Agordino attraverso i quali passava. Questa processione fu poi trasferita ed è tuttora celebrata al 20 giugno, festa anniversaria della morte del santo o, secondo i Bollandisti della traslazione del suo corpo a Belluno.

Tratto da
http://www.valledisanlucano.it/leggende%20sanlucano.html
Fece la sua comparsa a Sabiona, vicino a Bressanone, nel V secolo dopo Cristo come Vescovo dell’omonima Diocesi. Di lì iniziò la propria opera di evangelizzazione dei pagani che vivevano sulle vicine montagne, predicando per la prima volta loro in lingua Ladina. Verso il 423-424, a conseguenza di una prolungata siccità, le valli tridentine furono colpite da una grande carestia, presto si esaurirono i prodotti dei campi e cominciò quindi a scarseggiare il pane. Vigeva l’obbligo cristiano del digiuno quaresimale che consisteva nel divieto di mangiare durante il giorno, e di evitare carne, uova e latticini durante tutto il periodo. Il Vescovo Lucano, vedendo la gente ridotta alla fame, tolse perciò il divieto di cibarsi dei prodotti delle stalle. Subito uomini infidi lo accusarono di eresia presso il Papa, così dovette mettersi in viaggio verso la Santa Sede per scagionarsi. La Benevolenza di Dio scese da quel momento su di lui. Partito a dorso della sua modesta cavalcatura, comandò ad uno stormo di pernici bianche di seguirlo quale dono per il Pontefice. Scampato alle insidie delle foreste selvagge tra bestie pericolose e briganti giunse una sera verso Spoleto dove sostò in un’umile osteria. Trovando la moglie dell’oste gravemente malata pregò per lei presso il Signore, e dopo averla benedetta costei si alzò dal letto completamente guarita. Riprendendo il suo viaggio trovò il suo cavallo sbranato da un orso, chiamò così la belva e le comandò: “Orso, tu mi hai ucciso il cavallo, ora ti comando di prendere il suo posto” l’orso ammansito obbedì, e insieme si incamminarono verso Roma. Entrò nella stupenda capitale imperiale, umile, a dorso dell’orso, seguito in volo dalle dodici pernici bianche. Arrivato al cospetto del Papa si tolse il mantello e lo appese ad un raggio di sole che entrava dalla finestra. Il Sommo Pontefice stupito dai miracoli che si compivano sotto i suoi occhi lo liberò dalle accuse, lo benedisse, e ringraziò Dio per averlo fatto degno di conoscere il Santo. San Lucano ritornò a Sabiona, ma la persecuzione dei suoi nemici continuò Si ritirò così sui monti delle vicine Dolomiti, predicando il Cristianesimo di valle in valle. Un giorno, dirigendosi in Val del Biois dal Primiero attraverso l’Altopiano delle Pale di San Martino, dal cielo sereno scaturì un grande fulmine che colpì la roccia al suo fianco. Impaurito San Lucano guardò il luogo dell’impatto: meraviglia delle meraviglie si era formato un grande buco a forma di cuore - il celebre Cor de San Lugan - . Guardandovi attraverso vide lo spettacolo dell’allora Val Bisera che si estendeva verso la Conca Agordina. Colto il segno divino San Lucano si ritirò a vita eremitica in un’inospitale caverna lì vicina: la Grotta di San Lucano (nel ladino locale “Cól de San Lugan” ) dove – racconta la leggenda - “Tutto infiammato dell'amor di Dio, non sentiva né fame, né sete, né freddo, né sonno”.
Un giorno un'ispirazione angelica ordinò a Lucano di avviarsi verso il paesino di Listolade appena fuori della valle per incontrare una pia donna del posto. Mentre percorreva il sentiero gli si parò davanti il Diavolo in persona che sottoforma di serpe lo sfidò. Ingaggiarono così una furiosa lotta che li portò fin sulla cima dell'Agner. A quel punto il Santo decise di compiere un miracolo per fermare definitivamente il maligno: si tuffò a testa in giù dalla montagna lungo le grandi pareti rocciose ed atterrò in fondo alla valle arrestando la sua caduta con le sole tre dita della mano destra che bucarono la roccia sottostante. Ne scaturì un'enorme esplosione alla vista della quale il diavolo si arrese. San Lucano vittorioso lo imprigionò quindi nel punto più profondo della Valle della Bordina battuto in eterno dalla grande Cascata. Da quel momento l'impervia forra venne chiamata Valle dell'Inferno. Potendo così continuare il suo viaggio Lucano raggiunse presto Listolade dove incontrò la povera e pia contadina: Važa (o Avazia) era il suo nome. Questa donna pregava in ogni momento del giorno e della notte, spesso in una caverna a monte del paese, anche sottraendosi al lavoro ed era per questo perseguitata e maltrattata dalla suocera. Donava tutto il suo cibo ai poveri e si sosteneva mangiando una strana erba chiamata Dentivèl (o Zus Verde), mangiando piangeva e cantava:
"Dentivino Dentivello,
Tu sei buono ti sei bello,
Bella pelle tu mi dai,
Ma morire tu mi fai"
Giunto da lei San Lucano impresse nella roccia davanti ai presenti una croce con le dita, lei lo scelse come maestro e lo seguì all'eremo con l'approvazione della suocera e del marito, che furono orgogliosi di aver vissuto con una santa. Pregando e facendo penitenza nella Grotta, dopo tre giorni Važa chiese dell'acqua. San Lucano la esortò però a pregare più intensamente sopportando ogni tentazione per poter raggiungere la santità ma la povera non riuscì a resistere. Il Santo le disse qundi: "Vazza Vazza, se non riesci a vincerti non diventerai mai Santa, ma resterai per sempre Beata". Percosse quindi il fondo dell'antro con il suo bastone e subito vi scaturì una sorgente di acqua limpida alla quale la donna si dissetò perdendo la santificazione e diventando quindi la Beata Važa.
Con l'andar del tempo i due diventarono troppo vecchi per poter continuare a condurre la loro vita sulla montagna, si trasferirono quindi a fondovalle fuori del paese dove i devoti avevano costruito loro un piccolo rifugio. Vazza, benché più giovane, morì prima di Lucano che la seppellì quindi in quello stesso luogo. Subito dalla sua tomba scaturì una sorgente d'acqua miracolosa poi asportata assieme alla tomba dall'alluvione del 1966.
Alla morte di San Lucano, le comunità cristiane ne conservarono tramandandosi di generazione in generazione le virtu`, i meriti e i miracoli, lo venerarono come Santo, gli intitolarono la Val Bisèra dandole il nome di Valle di San Lucano e sul luogo della sua morte edificarono la Chiesa a lui intitolata.

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Santo Giovanni da Matera Monaco ed Igumeno  Matera, 1070 (1080) - Foggia, 1139 ( e le date qui poco importano)

 tratto da quotidiano Avvenire


Nacque nel 1070 a Matera da una famiglia di nobili. Da giovane si trasferì a Taranto dove chiese ospitalità e lavoro ai monaci basiliani dell'Isola di San Pietro. Ispirato da una visione si recò in Calabria e poi in Sicilia continuando a condurre un'esistenza nel segno della penitenza e della rinuncia. Ritornato in Puglia, a Ginosa, si fece conoscere come predicatore nella zona e attirando l'ammirazione di molti. Imprigionato a causa di false calunnie fu liberato miracolosamente. Allontanatosi dalla terra natia, vi fece ritorno in seguito a una visione. Dopo un incontro e un periodo di permanenza con l'eremita san Guglielmo da Vercelli decise di andare in Palestina. Tuttavia passando per Bari comprese che la sua missione doveva svolgersi in quella città. Dopo un periodo di predicazione si fermò vicino a Pulsano, dove fondò una comunità che in sei mesi vide l'adesione di 50 monaci. La Congregazione monastica fu detta degli «Scalzi». Morì nel monastero di Foggia nel 1139


tratto da 
 http://www.santiebeati.it/dettaglio/58550

 E’ detto anche da Pulsano, dal luogo ove fondò la sua ultima opera monastica. Nacque verso il 1070 in Matera da una ricca e nobile famiglia, ma ancora giovanetto, animato da uno straordinario spirito di pietà, abbandonò la casa paterna e si diresse a Taranto dove chiese ospitalità e lavoro ai monaci basiliani dell’Isola di S. Pietro, qui gli fu affidata la custodia delle pecore.
Quando aveva lasciato i fasti della sua casa, aveva scambiato i suoi lussuosi abiti con quelli di un povero, certo il gesto di s. Francesco che si spoglia dei suoi abiti per indossare un saio, era già stato fatto tante volte nei secoli precedenti da questi iniziali eremiti e monaci.
Giovanni fu molto provato da questo lavoro e quando stava per cedere, sentì una voce interna “Dio è con te” che lo rianimò; alla vista di una barca credette di vedere un volere di Dio e quindi si fece trasportare in Calabria, dove fece una vita di solitudine e mortificazione, da lì passò in Sicilia standoci due anni e proseguendo la sua vita di penitente.
Ritornò in Puglia a Ginosa che era vicino Taranto e Matera e lì continuò la sua consueta vita, ospitato dai parenti che nel frattempo si erano trasferiti per motivi politici, ma ridotto quasi ad un scheletro, riuscì a non farsi riconoscere.
Prese a girare fra il popolo di vari paesi predicando ed esortando ad una vita di preghiera, attirando la benevolenza di molti ed anche l’accodarsi di alcuni discepoli, subì anche delle calunnie per cui finì in prigione per ordine del conte Roberto di Chiaromonte. Fu liberato miracolosamente e dovette allontanarsi da tutti, continuando a predicare in altre zone, giunto a Capua, sentì di nuovo la sua voce guida che gli disse di ritornare in Puglia; sui monti dell’Irpinia a Bagnoli incontrò s. Guglielmo da Vercelli che con alcuni discepoli conduceva vita eremitica, si fermò con loro finché ebbe una visione che indicava per entrambi le loro strade, opposte ma sempre nell’Italia Meridionale, infatti Giovanni operò in Puglia mentre Guglielmo avrebbe poi fondato il monastero e santuario di Montevergine.
Decise di andare in Palestina passando per Bari, la città in quel periodo godeva di importante vivacità, da poco erano arrivate le reliquie di s. Nicola (1087) e celebrato un Concilio presieduto dal papa Urbano II con eminenti vescovi cattolici, ma tutto ciò non impediva il proliferare di disordini morali e politici, allora Giovanni comprese che la sua Palestina era lì, in Puglia.
Riprese le sue peregrinazioni, attirando tanta ammirazione dal popolo ma anche tanti nemici al punto che corse il pericolo di essere bruciato vivo. Visitò i suoi discepoli a Ginosa e proseguì per il Gargano, già celebre per il santuario dell’Arcangelo Michele e lì vicino a Pulsano si fermò in una valle solitaria insieme a sei discepoli.
Iniziò così una nuova comunità che in capo a sei mesi raggiunse l’aggregazione di 50 monaci e acquistando gran fama. La Congregazione monastica detta degli “Scalzi” si ingrandì ricevendo lasciti e terreni per cui fu aperta un’altra casa presso la chiesa di s. Giacomo a Foggia e poi un monastero a Meleda in Dalmazia di fronte alle coste del Gargano, lì fu inviato a reggerlo il monaco Giovanni Bono, morto in concetto di santità.
Dopo dieci anni di conduzione e dopo aver guadagnato la stima del re Ruggero II e del papa Innocenzo II morì nel monastero di Foggia il 20 giugno 1139 e lì sepolto.
E’ stato il precursore, insieme ad altri movimenti religiosi sorti fra il X e l’XI secolo, della vita penitenziale, povera ed associata che porterà al sorgere degli Ordini mendicanti più organizzati e vasti.
La Congregazione di Pulsano, nel sec. XV era quasi estinta, ma restano i molti frutti di santità prodotti dai suoi monasteri. Il corpo di s. Giovanni, da Foggia fu poi trasportato a Pulsano e nel 1830 traslato nella cattedrale di Matera di cui è compatrono e la cui festa si commemora il 23 giugno.
Le sacre reliquie del Santo Abate fondatore di S. Maria di Pulsano sono custodite nella Cattedrale di Matera in una artistica urna dal 1830. 


 tratto da
http://www.basilicata.chiesacattolica.it/pls/cci_reg_v3/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=704

Nato intorno al 1070 nei Sassi, fin da piccolo ha mostrato una pro­pensione alla solitudine e alla vita di preghiera e ancora giovane fuggì alla volta di Taranto, presso un monastero di monaci Basiliani sull'iso­la di San Pietro. Deriso da tutti per le esagerate mortificazioni a cui si sottoponeva, confortato dal Signore, partì via mare alla volta della Calabria e poi, in grande solitudine, in Sicilia. Qui, per due anni e mezzo, visse tra le più aspre mortificazioni  corporali, degne dei santi più eroici, per asservire la carne alle esigenze dello spinto ed essere forte nelle lotte contro il maligno
Condotto dallo Spirito a Ginosa, non lontano dalla sua terra nata­le, continuò la sua preparazione all'apostolato imponendosi altri due anni di silenzio assoluto per poter parlare solo con Dio e solo dopo si immerse in una vasta opera di apostolato attivo, fatto di predicazione e sostenuta dalla fondazione di una Congregazione religiosa. Incomprensioni e persecuzione da parte del signorotto locale, il conte Roberto di Chiaromonte, portarono Giovanni a Capua, dopo una miracolosa liberazione dal carcere. Dopo aver incontrato Guglielmo da Vercelli, fondatore dei Verginiani, a Lacero, da qui ripartì per la Puglia, alla volta di Bari, per una nuova azione di fervente apostolato, dopo aver desistito dal proposito di andare in Terra Santa.
Non potendo più tornare a Ginosa decise di stabilirsi nel Gargano presso Monte Sant’Angelo, dove era la grotta di San Michele Arcangelo. Qui ammirato per il suo spirito di preghiera fu sollecitato dalla popolazione a intercedere per liberare le loro terre da una prolungata siccità provocata dall’infedeltà di un sacerdote del posto che fu invitato a convertirsi, così la pioggia tornò a fecondare quelle terre.
La volontà di Dio non s’era manifestata completamente su di lui quando, spinto dalla visione di una dolce Matrona (la Vergine) verso la solitaria valle di Pulsano, qui si ritirò per fondare un nuovo monastero che raccolse molti eremiti bianco vestiti, i quali, sotto la guida autorevole di un padre santo e forte pastore d’anime, vivevano secondo la regola di San Benedetto. Fu questa la seconda fondazione, la Congregazione Pulsanense, che in poco tempo si diffuse per tutta la Puglia e la Lucania, nel Lazio e fino alla Toscana. Morì a Foggia il 20 giugno 1139.


tratto da
 http://www.lanuovabq.it/it/san-giovanni-da-matera

Sul Gargano, a meno di dieci chilometri dal santuario di San Michele Arcangelo, sorge l’abbazia di Santa Maria di Pulsano, che fu sede della Congregazione degli eremiti pulsanesi, fondata nel XII secolo da san Giovanni da Matera (c. 1070-1139). Quando era ancora un ragazzo, già desideroso di consacrare interamente la sua vita a Dio, Giovanni si allontanò in segreto dalla famiglia e chiese ospitalità in un monastero basiliano nell’isolotto di San Pietro (di fronte a Taranto), occupandosi del pascolo delle pecore e praticando un rigoroso ascetismo. Per alcune incomprensioni con i monaci, lasciò l’isolotto e visse per un paio d’anni in Calabria e Sicilia, conducendo una vita di solitudine e rinunce.
Nel suo continuo peregrinare si riavvicinò al suo paese natale, fermandosi per qualche tempo a Ginosa, al confine con la Basilicata, dove fondò una piccola comunità monastica, subendo però le persecuzioni di un conte, che lo fece imprigionare per avidità. Dopo essersi miracolosamente liberato dalle catene, Giovanni vagò per diversi mesi nel Meridione fino a raggiungere Capua, ma qui, secondo una Vita scritta pochi anni dopo la sua morte, una rivelazione divina lo spinse a far ritorno in Puglia perché era in quella regione che Dio lo chiamava a ricondurre sulla retta via tante anime (multum populum utriusque sexus) che rischiavano di perdersi, sia tra gli uomini che tra le donne.
Tra le varie tappe della sua predicazione vi fu Bari, dove fu attivo verso il 1127-1128, per poi spostarsi nei pressi di Monte Sant’Angelo, sede della celebre grotta di san Michele Arcangelo, oggetto delle rivelazioni di fine V secolo a san Lorenzo Maiorano. Fu in quei luoghi che Giovanni, ispirato da due figure celesti (identificabili nella Madonna e nello stesso san Michele, scelti come protettori della nascente comunità), fondò intorno al 1130 la sua congregazione. Attratti dalla sua fama di santità, i monaci pulsanesi, che seguivano la Regola benedettina con un deciso rilancio del lavoro manuale, passarono in pochi mesi dagli originari sei a cinquanta.
Giovanni morì a Foggia il 20 giugno 1139 e venne proclamato santo nel 1177 da Alessandro III. Presso la sua casa natale, nel centro storico di Matera, sorse la chiesa rupestre del Purgatorio Vecchio.




leggere anche
 http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-da-matera-santo_(Dizionario-Biografico)/

 http://www.mariadinazareth.it/www2005/Apparizioni%20data%20incerta/Apparizione%20grotta%20S.Michele.htm

 http://www.montesantangelo.info/index.php/san-giovanni-da-matera


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