domenica 8 ottobre 2017

8 ottobre santi italici ed italo greci



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Sinassario Santi italici ed italo greci per 8 Ottobre

Santo ARETA, martire  à Rome con 504 compagni

Santa Benedetta nata a Roma martire  a Origny-en-Laonnais en Picardie sotto Diocleziano tra il 300  e il 304
La più antica traslazione delle reliquie avrebbe avuto luogo nel 665. Altre ne sarebbero seguite nell'876-878 e nel 1231.Le sue reliquie si trovano a Origny-sur-Oise, nella diocesi di Reims

Santa Lorenza nutrice al servizio  di Palazia, ricca signora di Ancona.Distribuì ai poveri tutto ciò che la sua padrone aveva a lei donato e la converti al cristianesimo. Muore martire sotto Diocleziano verso il 302.
Santa Palazia che convertita da Lorenza sua nutrice  muore insieme con lei martire sotto Diocleziano nel 302

Gli Atti di queste due martiri, sono  contenuti e  trasmessi da un antico manoscritto anconitano, ora perduto, e da un altro della Biblioteca Vallicelliana di Roma

In conformità di tradizioni e antichi monumenti liturgici e iconografici, si evidenzia che , native di Ancona,Palazia e Laurenzia siano state relegate a Fermo,ivi abbiano subito il martirio, forse all'epoca di Diocleziano, e che in seguito le loro spoglie siano state traslate ad Ancona, loro città d'origine.
I resti di queste martiri, a quanto sembra si conservarono a lungo in un'arca marmorea presso la cattedrale e quindi nella chiesa dedicata a s. Palazia;dopo la ricognizione del 1775, furono raccolti in una piccola urna di bronzo, , donata alla cattedrale dal papa Benedetto XIV, già vescovo di Ancona.


sabato 7 ottobre 2017

7 ottobre santi italici ed italo greci


Sinassario dei santi italici ed italo greci per il 7 ottobre

Santi Giuliano presbitero e Cesario diacono martiri a Terracina  sotto Claudio II il Gotico(verso il 269)

Santi Quarto e Marcellino martiri a Capua

Tra le figure del mosaico absidale della chiesa di S. Prisco presso Capua, risalente alla fine del sec. IV, c'era anche quella di Quarto. Il suo nome è ricordato poi nel Martirologio Geronimiano al 7 ott. e al 5 nov. Nessun dubbio che si tratti di un martire dei primi secoli, anche se nel secondo latercolo del Geronimiano è detto con­fessore, ma di lui niente si conosce. La notizia che Quarto sia stato vescovo di Capua apparve per la prima volta in un calendario diocesano della fine del sec. XV. Qualche studioso ha avanzato l'ipo­tesi che Quarto sia il martire romano sepolto insieme con Quinto sulla via Latina, sia perché anche que­sto santo nel predetto mosaico è raffigurato ac­canto a Quarto, sia perché quasi tutto il gruppo di destra dello stesso mosaico riproduce santi ro­mani.

 

Santa Giustina martire a Padova sotto Diocleziano e Massimiano  nel 304

Passio Sanctae Justinae martyris

« La beata Giustina ebbe natali da genitori cristiani e fu temprata tra nobili donne di chiara fama; sollecitata dalla santa religione diede ampio spazio nel suo spirito alle finezze della saggezza, per cui Cristo la attrasse a sé consacrandola sua sposa.
Chi non vorrebbe piacerle, vergine consacrata e ministra di carità, che con tale umiltà portò alla gloria la nobiltà di un fiero sangue tanto da meritare di venire eletta al senato della patria celeste?
Veramente tempio degno dell'abitazione del Signore era il santo corpo, ornato di tanti e grandi meriti come di altrettante margarite, astretto a digiuni e nutrito di incessanti preghiere, reso più che mondo per la purità: fu di una tale risplendente prudenza da fare più luce di raddoppiata lampada.
Veramente Giustina di nome e di fatto, che seppe con le opere coronare il suo nome e non perderlo per l'eternità. Illustre per potenza di natali, ma più ancora per il suo cristianesimo: la sua mente pura infatti seppe conseguire la palma di altissima vittoria.

Trovandosi essa nelle regioni venete e precisamente a Padova sua patria, vi sopraggiunse, proveniente da Milano, l'imperatore Massimiano, conosciuto per la sua crudeltà: comanda che gli si istituisca nel Campo Marzio il tribunale per uccidere, sacrilego, i santi di Dio.
Allora la beatissima Giustina dal suo podere, detto Vitaliano, salita in vettura, si affrettava a visitare i servi di Dio, quando, sorpresa dai soldati, ne fu strappata giù a forza e a grande velocità portata al cospetto del crudelissimo Massimiano, come loro era stato ingiunto dallo stesso imperatore.

Così l'aggredì l'imperatore: Dì il tuo nome con cui ti si chiama e la tua condizione sociale.
Allora la beata Giustina serena in volto rispose: Sono cristiana.            
L'imperatore Massimiano disse: Io ti richiedo piuttosto del nome e tu getti sui nostri orecchi quanto non vogliamo sentire; dì il tuo nome prima che ti faccia morire.
Replicò la beata Giustina: Ti ho detto, sono cristiana; quanto al nome mi chiamo Giustina.
L'imperatore Massimiano disse: Quale setta religiosa professi? La beata Giustina rispose: Io adoro il signore mio Gesù Cristo che ha fatto cielo e terra, mare e tutto ciò che vi è in essi.
L'imperatore Massimiano disse: Avvicinati e sacrifica al grande dio Marte, se vuoi salva la tua giovinezza.
La beata Giustina rispose:
Ti ho già detto, sono cristiana; e alle pietre sorde e mute, opera delle mani degli uomini, non sacrifico; e a tutte le suggestioni diaboliche rinunzio; e mi offro in sacrificio solo a colui al quale mi sono consegnata, il signore mio Gesù Cristo, figlio del Dio vivo, il quale ha detto: “Io sono via, verità e vita; chi crede in me non morirà in eterno”. Questo ai credenti in lui ha ripetutamente promesso con tono inconfondibile, e la sua promessa è in me, e nessuno potrà sradicare dal suo amore la mia mente, così profondamente radicata in lui; altro è parlare con Dio e altro con gli uomini. Ma se hai escogitato dei tormenti, affrettati ad eseguirli nell'ancella di Cristo. Perché ritardi? Bramo infatti andarmene al mio signore Gesù Cristo che si è degnato di prendermi come sua fin dall'infanzia.
L'imperatore Massimiano disse: Perché respingi le mie richieste con tante inutili parole? Sacrifica e sarai libera dai tormenti; diversamente sappi che dovrai morire di spada.
La beata Giustina rispose: Rendo grazie al mio Dio che si è degnato di accogliermi come sua vittima, io indegna sua serva; non voglio sacrificare ai vostri demoni, come non voglio consentire alle tue vane lusinghe; piuttosto di questo faccio preghiera al signore mio Gesù Cristo che si degni di ascrivere me sua serva tra le sue ancelle. Ti prego perciò che tu voglia portare a compimento i tormenti che intendi disporre ai miei riguardi. Da parte mia infatti sono preparata a sostenere per il nome del signore mio Gesù Cristo ogni contrarietà. Perché dovrei temere di cimentarmi in questa prova, quando si sa che il Signore mio Gesù Cristo a profusione ha dato il suo sangue per la salvezza di tutto il mondo?

Allora il crudelissimo imperatore, preso da ira, con bocca sacrilega, emanò la sentenza: Giustina, poiché a lungo è rimasta nascosta; e afferma di rimanere vincolata alla religione cristiana; e non intende obbedire alle nostre ingiunzioni, comandiamo che sia uccisa di spada.
Ciò udendo, la beata Giustina ripetutamente esclamava: Ti rendo grazie, signore Gesù Cristo, che ti sei degnato di ascrivere nel tuo libro la tua confessore e martire. Oramai se a te piace e risponde a verità la sentenza proferita dall'empiissimo imperatore, si effettui subito in questo luogo il già disposto giuramento della mia confessione di fede, e accogli la tua ancella nel grembo tuo, che siedi nel trono, mia luce, perla preziosa, che sempre ho amato, bramato e ora desidero vedere re di tutti i secoli, tu che regni col Padre e lo Spirito Santo.
E finita la preghiera, piegate a terra le ginocchia, il sicario le immerse la spada nel fianco.

Così trafitta per un'ora intera, gli occhi fissi al cielo e le mani levate, davanti a tutti, a chiara voce diceva: Signore Gesù Cristo, accogli la mia anima nel tuo riposo, perché te ho scelto, te ho sospirato e tua desidero essere, tu che solo ho amato signore mio Gesù Cristo salvatore del mondo e se nessun altro fuori di te ho cercato, te solo io ritrovi e niente altro che te io incontri.
E fattosi il segno della santa croce e, dopo aver impresso croci anche su tutto il suo corpo, serenamente spirò.

Quindi i cristiani vedendo l'ardore della sua fede e la venerabile sua passione, degni di una martire, cosparsero di aromi il suo corpo e vi apposero un'edicola degna di esso a quasi mille passi, più o meno, dalla città di Padova; dove fino ad oggi vengono celebrati in suo onore i santi misteri.
Come a convegno alle soglie del suo tempio, sulla sua tomba, con umile pietà perviene una gran moltitudine di cristiani, i quali a lode di Dio si sciolgono in festa, attorno alla beata martire Giustina.
La Beata Giustina fu martirizzata sotto l'imperatore Massimiano alle none di ottobre (7 ottobre), regnando in verità il Signore nostro Gesù Cristo, al quale è l'onore e la gloria nei secoli dei secoli. Amen ». 

 

Santo Adalgiso vescovo di Novara (verso 850)

Fu il trentaduesimo della serie, come si può leggere nei dittici della chiesa novarese, conservati l'uno nella Basilica di S. Gaudenzio (1070?) e l'altro nella Cattedrale (1123 ca.). Più sobrio il primo, più ampio il secondo, attestano tuttavia concordemente che Adalgiso fu vescovo di Novara per diciotto anni, dall'830 (o 831) all'849 (o 850) secondo alcuni, dall'834 all'852-3 (?) secondo altri.
Adalgiso è ritenuto costantemente dalla tradizione di origine longobarda, forse della stessa famiglia dell'ultimo re Desiderio, anzi, addirittura nipote di lui. Ma nulla si sa esattamente dei suoi anni giovanili. Si pensa fosse canonico della chiesa di S. Gaudenzio, essendosi più tardi dimostrato larghissimo dei suoi beni verso il Capitolo di questa chiesa.. Nell'854 non era più tra i vivi, come si rileva dal diploma di Ludovico II imperatore, diretto al successore di Adalgiso, Dodone o Ottone e datato precisamente il 7 giugno di quell'anno.
Quando morì, le sue spoglie furono portate dapprima nella chiesa di S. Gaudenzio fuori le mura, poi traslate in città nel 1533, dopo la distruzione di quella chiesa e delle case esterne ad opera di Carlo V. Dal 1927 esse riposano, insieme con le venerate reliquie di altri vescovi novaresi, in S. Gaudenzio, dentro un'artistica urna, sotto l'altare dedicato al suo nome

 
SS. ICONA DELLA SS. MADRE DI DIO “ NAUPACTIOTISSA” CHE SI TROVAVA NELLA CHIESA DI SAN MICHELE A PALERMO
La chiesa ortodossa di tradizione greca al 7 ottobre celebra la sinassi della SS. Madre di Dio "Naupactiotissa" o di Naupacto. Il 7 ottobre 1571 la coalizione delle Nazioni Cristiane, sbaragliava a Lepanto /Naupacto ( golfo di Cortinto) le forze turche. 
La nostra icona, è più antica di circa cinque secoli.
Tale icona era venerata dalla confraternita palermitana dei naupactensi ( fabbricatori di navi) nella chiesa dell'arcistratega Michele, costruita nel 1048 circa ( prima della conquista normanna) e veniva portata processionalmente, ogni mese, dai confratelli dalla suddetta chiesa a casa di un confratello, dove veniva recitato il santo ufficio ( probabilmente la paraclisis) 
Detta confraternita, in quanto cristiana, pagava all' autorità mussulmana un tributo, detto gesia, per poter continuare ad essere  cristiana .
L'icona si trova in un codice greco custodito nella Cappella Palatina del palazzo reale di Palermo.

venerdì 6 ottobre 2017

6 ottobre Santi italici ed italo greci


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6 ottobre Santi italici ed italo greci  



Saints JANVIER et AMMONUS, martyrs (probablement à Rome). 





Santi Marcello,Casto,Emilio e Saturnino ed Apuleio  martiri a Capua (IV secolo)



Il Martirologio Romano li commemora come originari di  Roma e riferendo che dopo essere stati discepoli di Simone Mago, furono convertiti alla fede dall'apostolo Pietro ed ottennero la palma del martirio sotto il consolare Aureliano.
Il Martirologio Geronimiano  conosce il solo Marcello come martire di Capua e lo ricorda ai gior­ni 6 e 7 ott. (questa ultima data è il vero dies natalis); egli solo ancora è notato nel Calendario mozarabico e in quello marmoreo di Napoli e la sua immagine era riprodotta nei famosi mosaici della basilica locale di S. Prisco del sec. VI. In un calendario del sec. VII, nel Sacramentario Gelasiano del sec. VIII e poi nel Martiroloigo di Floro, invece, Marcello si trova citato anche con Apuleio;



In un manoscritto dell’abbazia . di Farfa del sec. IX-X, in cui si narra che Marcello, fervente cristiano romano, esiliato dall'imperatore Tiberio a Capua ed arrestato durante la festa dell'imperatore per non aver voluto partecipare ai sacrifici, fu condannato a morte; il suo servo Apuleio poco dopo lo seguì nel martirio.
Secondo altre redazioni, in cui sono confuse in un solo racconto le notizie riguardanti i martiri Marcello di Roma e Marcello di Tangeri, Marcello era invece un centurione romano fervente e generoso che adoperava le sue ricchezze per libe­rare i prigionieri di guerra; arrestato a Capua fu ucciso dal prefetto delle milizie Agricolano, poco prima del suo servo Apuleio.


San Probo vescovo di Gaeta che accolse a Formia  il vescovo missionario Erasmo originario di Antiochia e che era  stato sottoposto a crudeli torture durante le persecuzione di Diocleziano e quando mori gli diede degna sepoltura  





Santo Renato vescovo di Sorrento(tra il 422 e il 450 )



San Renato fu il secondo vescovo di Sorrento di cui si conservi notizia.
Egli visse con molta probabilità tra la fine del IV e la prima metà del V secolo  ed ebbe modo di curare la guida della chiesa sorrentina in un periodo credibilmente compreso tra il 425 ed il 6 ottobre del 450 Egli, probabilmente, prima di divenire vescovo, visse in una condizione di relativo eremitaggio nella zona dove oggi si trova il cimitero che porta il suo nome e lì si è creduto che siano stati a lungo seppelliti i suoi resti mortali.
Interessante e verosimile   è la tradizione  relativa al fatto che San Renato, al momento della sua nascita, potesse avere un nome diverso da quello che conosciamo e che esso possa averlo mutato dopo essere approdato al credo cristiano, in seguito ad un processo di conversione.
Su questa probabilità si sofferma lo storico  Pasquale Vanacore osservando: “Una informazione preziosa sul conto del nostro Santo la possiamo desumere dal suo stesso nome, confermando quanto diceva in proposito un proverbio latino: “nome est omen”, il nome è un presagio Renato è un nome sconosciuto alla romanità classica, mentre veniva usato dai cristiani ed imposto ai neobattezzati con chiara allusione alla rinascita in Cristo operata dal sacramento. In questo senso usa il termine “renatus” San Girolamo che tradusse la Bibbia dal greco al latino e fu quasi contemporaneo del Santo vescovo di Sorrento. Nel cimitero paleocristiano di Stabia, che si trovava sull’ area dove sorge l’ attuale chiesa concattedrale di Castellammare, in una iscrizione sepolcrale è testimoniato il nome “Renobatus” (Rinnovato) con lo stesso valore simbolico del nome “Renatus“. Possiamo quindi presumere che il nostro Santo, pervenuto alla fede in età adulta, ebbe il nome di Renato quando fu rigenerato a nuova vita nel battesimo e che quindi precedentemente ad esso poteva chiamarsi diversamente “

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Santo Magno vescovo di Oderzo  (Verso il 660)



Il 6 ottobre il calendario liturgico porta la memoria di san Magno, vescovo di Oderzo ed Eraclea. Quando nel 568 i longobardi  di re Alboino invasero la pianura padana, facendo di Pavia la loro capitale, i Bizantini, che a partire dalla deposizione nel 476 dell’ultimo imperatore romano, Romolo augusto, detenevano con Zenone I  le insegne imperiali dell’Occidente, poterono fare quasi nulla contro l’invasione longobarda A quei tempi Venezia non ancora esisteva, al suo posto c’era una laguna brumosa nella quale si erano rifugiati i contadini ed i pescatori padani sfuggiti alle razzie barbare. Gradualmente quei miseri villaggi di legno, vennero sostituiti dalla pietra, sempre in bilico tra acqua e terra, e così si formò Venezia. La vicenda di san Magno s’inserisce proprio agli inizi della storia della laguna, in uno di quei 118 isolotti al confine con il mare. Magno, nato alla fine del VI secolo ad Altino, una volta acquisita un’ottima educazione umanistica, scelse la vita eremitica, durante la quale si preparò a ricevere l’ordinazione sacerdotale che avvenne nella città di Opitergium, oggi Oderzo. In questa città san Magno diede inizio al suo impegno rivolto ad estirpare sia il paganesimo sia l’eresia ariana. Date le circostanze non proprio favorevoli per gli abitanti del territorio , san Magno organizzò, col consenso di papa Severino, un totale e completo trasferimento civica in un’isoletta che verrà successivamente chiamata Eraclea. Tra le prime cose fece costruire la cattedrale dedicata all’apostolo Pietro e altre chiese nei luoghi dove più tardi sorgerà Venezia. In questa impresa di trasferimento da Oderzo ad Eraclea, san Magno figurò agli occhi dei cittadini come un novello che guida il suo popolo alla terra promessa.
Nel 665 Oderzo subì un grave attacco da parte dei Longobardi ariani che rasero la città completamente al suolo. Pochi anni dopo, verso il 670 circa, san Magno morì ad Oderzo ed i suoi resti vennero inumati nella sua cattedrale. Secondo una costante tradizione quando san Magno fu cacciato dai Barbari e cercò un rifugio nelle lagune di Venezia,  l’arcangelo Raffaele si presentò a lui in una visione e gli disse che voleva avere un santuario in quel luogo. Il vescovo obbedì ed innalzò una chiesa in onore di san Raffaele nella parte della città chiamata Dorso Daro. Illuminato da una luce soprannaturale, san Magno avrebbe visto svolgersi sotto i suoi sguardi gli eventi futuri della splendida storia di Venezia.
Il culto di san Magno non ha cessato di esistere nella diocesi di Venezia, dove le spoglie mortali furono traslate nel 1206 dal Doge Pietro Zani, è considerato tuttora un patrono secondario. Attualmente i suoi resti riposano ad Eraclea conservati nella Chiesa parrocchiale di Santa Maria Immacolata.





Santa Epifania figlia del re longobardo Rachis vergine e monaca nel  monastero di Santa Maria della Caccia a Pavia (tra il 795 e 800) e nello stesso monastero già prima  nel 749  abita il re  Rachis, che per improvvisa vocazione, con il consenso della moglie e della stessa  figlia  aveva rinunciato al trono

giovedì 5 ottobre 2017

5 ottobre santi italici ed italo greci


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Sinassario dei Santi italici ed italo greci per il 5  Ottobre

Santo Marcellino vescovo di Ravenna (verso il 346) undicesimo vescovo nella cronotassi della Diocesi di Ravenna


Santi martiri a Messina per mano dei pirati pagani nel 541: Placido monaco,Firmato diacono e monaco, Gordiano monaco, Faustino monaco,Donato monaco,Eutiche e Vittorino,fratelli di San Placido,Flavia vergine e sorella di San Placido ed altri 28 monaci  

 http://siciliasantiprimomillenni.blogspot.it/2017/10/santi-di-sicilia-primo-millennio-per-il.html
 
Santo Gallo vescovo di Aosta e confessore della fede(verso il 546)

Il suo  suo epitaffio, che si conserva nella chiesa di S. Orso in Aosta così declara :
“Hic requiescit in pace
s[an]c[ta]e memori[ae] Gallus
qui vixit in episcopatu
annos XVII menses II dies XX
d[efunctus] p[ie] d[ie] III nonas octobr[is]
duodecies p[ost] c[onsulatum] Paulini iunior[is] v[iri] c[larissimi]
indictione nona.”
Poiché l’anno duodecimo del consolato di Paolino il Giovane, che ebbe la carica nel 534, corrisponde al 546, anno in cui principiò la nona indizione, consegue che Gallo morì il 5 ottobre del 546 e che era stato consacrato la domenica 15 ottobre 528.

Santa Galla vedova ed asceta a Roma(verso il 546)
Figlia di Q. Aurelio Memmio Simmaco, princeps senatus, per molti anni consigliere del re Teodorico, che però lo fece uccidere in Ravenna (525) per infondati sospetti di tradimento, fu data in sposa ad un giovane patrizio, di cui non si conosce il nome. Rimasta vedova dopo un anno, preferí consacrarsi a Dio dapprima nell'esercizio delle opere di misericordia e poi ritirandosi in un monastero nei pressi della basilica vaticana.
Qui visse, afferma s. Gregorio, molti anni "nella semplicità del cuore, dedita all'orazione, distribuendo larghe elemosine ai poveri". La decisione della giovane suscitò in Roma una salutare impressione, la cui eco si diffuse lontano. Dalla Sardegna, dove per la seconda volta si trovava in esilio, s. Fulgenzio di Ruspe (che forse in Roma aveva avuto occasione di conoscere la famiglia della santa) le indirizzò una bellissima lettera, quasi un trattatello in ventuno capitoli, in cui la conferma nella decisione presa e le impartisce consigli ascetici.
Prima di morire la santa ebbe una visione dell'apostolo s. Pietro che la invitava al cielo ed è questa la ragione per cui s. Gregorio ne parla nei suoi Dialogi, al libro IV. Secondo la tradizione le sarebbe apparsa la Madre di Dio mentre ella attendeva alle consuete opere di carità. Il miracoloso avvenimento è ricordato da una pregevole opera a niello del sec. XI nella chiesa di S. Maria in Portico in Campitelli.


martedì 3 ottobre 2017

3 ottobre santi italici ed italo greci

Santa Candida  di Roma

E' ricordata dal Martirologio Geronimiano il 3 ottobre e poi ancora il 1° e il 2 dicembre, in relazione col martire Pimenio. Il suo vero dies natalis deve considerarsi il 3 ottobre, data in cui è anche commemorata nel Martirologio Romano.
L'itinerario Notitia Ecclesiarum attesta che la santa vergine Candida era sepolta sulla via Portuense, in una chiesa del cimitero di Ponziano ad ursum pileatum, ricordata ancora nella biografia di Adriano I (Lib. Pont., I, p. 509).


Santa Romana di Roma vergine martire in Francia a Beauvais durante la persecuzione di Diocleziano (verso il 303)

Probabimente la santa faceva parte del nucleo missionario dei Santi Luciano, Massimiano e Giuliano inviati da Roma da papa San Clemente I attorno alla metà del III secolo d.C. per evangelizzare la regione di Beauvais, nelle Gallie. Qui subirono il martirio durante le persecuzioni dell'imperatore Diocleziano. Luciano, in quanto capo della spedizione, è considerato fondatore e primo vescovo della diocesi di Beauvais, di cui è patrono.








lunedì 2 ottobre 2017

2 ottobre santi italici ed italo greci



 

 La Croce della Vittoria di Oviedo

 Cruz de la Victoria, conservada en el interior de la Cámara Santa de Oviedo.

 San Modesto Diacono e martire

Secondo la Passio, S. Modesto, era un diacono originario della Sardegna morto per la fede sotto Diocleziano. 
Una tradizione sostiene che le reliquie furono trasferite a Benevento, nella chiesa che porta il suo nome il 27 luglio del 1480 il suo corpo fu rinvenuto sotto l’altare maggiore della basilica di Montevergine insieme ai corpi di altri santi tra cui San Gennaro, che fu poi portato a Napoli. 
Il corpo di san Modesto al presente, è venerato in uno scrigno prezioso nella cripta di Montevergine dove gli è dedicato anche un altare. 
Alcune sue reliquie si trovano sotto l’altar maggiore di S. Maria Maggiore di Mirabella Eclano.

 Saint JEAN II, évêque de Côme en Lombardie (vers 660).


domenica 1 ottobre 2017

1 ottobre santi italici ed italo greci


1 ottobre santi italici ed italo greci 

 Santo ARETA, martire  a Roma  con 504 compagni

Santo Platone (o Piato) di Benevento in Campania  presbitero evangelizzatore del terriotorio del Tournai in Francia e martire sotto Diocleziano (verso 287 ou 292).
 
Tropaire de saint Piat de Tournai ton 1 

Dans le cachot ténébreux où tu fus emprisonné,

Le Christ descendit avec Sa Lumière joyeuse qui guérit.

O martyr, chasse la nuit de la prison

Dans laquelle nous sommes enfermés par nos péchés

et où le feu des passions nous tourmente.

Sauve-nous par ton amour affectueux,

O grand martyr saint Piat, et guéris-nous par ton intercession.


il Martirologio Romano, al 1° ott., dice che Piato era un prete che, partito da Roma, giunse in Gallia, con Quintino e i suoi compagni, per predicarvi il Vangelo.
Essendogli stata assegnata Tournai come campo del suo apostolato, vi subì il martirio durante la persecuzione di Massimino. Questa notizia pro­viene da Usuardo, il quale, per la sua redazione, si è ispirato alla passio Piatonis, ed afferma che Piato era compagno del santo vescovo Dionigi e da questo ordinato presbitero  Il nome di questo santo si trova anche in qualche supplemento al Martirologio Geronimiano Occorre tuttavia attendere il VII sec. per avere informazioni storiche sul santo in questione. Nella Vita di s. Eligio vescovo di Noyon-Tournai, il suo discepolo Audoeno (m. 684)  narra che Eligio scoprì il corpo di s. Quintino che era stato martirizzato con i chiodi e, dopo molti sforzi, trovò anche il corpo di Piato, nel borgo di Seclin (Nord) nel territorio di Melantois. Il vescovo mostrò alla folla i lunghi chiodi che aveva estratti anche dal corpo di questo martire, fece seppellire i resti e costruire un mausoleo.


Kondakion de saint Piat ton 2

Tes paroles furent vraies, tes actes droites, ô pieux soldat du Christ. Tu ne reculas pas devant les tortures et non plus devant la mort, parce que ardemment tu désirais d'être avec le Christ. Aplanis pour nous le sentier de la sincérité et tire notre âme de la fosse du mensonge, Piat, apôtre du Christ.


Santo Severo presbitero e confessore della fede ad Orvieto

L'Abbazia dei Santi Severo e Martirio, comunemente denominata "la Badia", si trova in prossimità di Orvieto Si pensa infatti che l'abbazia venne costruita, alla fine del VI secolo, intorno alla primitiva Chiesa di San Silvestro per volontà della nobile longobarda Rotruda. La tradizione  narra che, alla sua morte, il corpo di San Severo venne condotto a Orvieto e che Rotruda, intenzionata a impossessarsene, toccò il feretro. La sua mano vi rimase imprigionata e, per liberarla, dovette promettere la fondazione dell'abbazia e una degna sepoltura alle spoglie di San Severo Monaco, a cui vennero successivamente affiancate quelle del suo discepolo, San Martirio


Santo Romedio asceta in Alto Adige (III  secolo )

In Trentino, vicino all'attuale Sanzeno, nella Val di Non visse, nel III secolo, un eremita che apparteneva ad una ricca famiglia, Romedio,il cavaliere figlio di un Herrensalz, Signore del Sale di Thaur, presso Innsbruck. Spogliatosi della cospicua eredità, si recò con un gruppo di amici dall'allora vescovo di Trento, Vigilio, a chiedere la benedizione per un pellegrinaggio a Roma. Giunti a destinazione, furono anche ricevuti dal Papa. Al ritorno, Romedio e i suoi amici proseguirono l'esperienza comunitaria in un vecchio castello della Val di Non. Il culto di Romedio " che viene spesso raffigurato con un orso quale sua cavalcatura " è stato confermato nel 1907 da Pio X. Molto suggestivo è il Santuario dedicato a san Romedio in Val di Non: si tratta di un complesso di sei chiese, collegate da ripide scale, poste su uno sperone roccioso

Santo Tommaso arcivescovo di Milano (verso 783).

Tomaso fu eletto arcivescovo di Milano il 22 settembre  759  Il re dei Franchi intendeva uniformare tutti i riti della Chiesa nei territori sotto il proprio dominio e Tomaso si oppose energicamente in difesa del secolare rito ambrosiano  esclusivo della Chiesa di Milano.
Fu con la reggenza di Tomaso, inoltre, che si ebbero i primi documenti d'archivio ancora oggi conservati e relativi all'amministrazione della curia milanese; grazie ad uno di questi scritti, inoltre, apprendiamo che durante il suo periodo di governo dell'arcidiocesi milanese un tale Totone di Campiglione  fece costruire un ospedale affidato all'amministrazione della basilica di Sant’Ambrogio 
Fu sempre Tomaso che ricostruì lo scurolo della  chiesa di San Calimero adornando la struttura con marmi bianchi, probabilmente recuperati da precedenti strutture romane, secondo l'uso dell'epoca.
Il 2 giugno 781 Carlo Magno  non ancora incoronato imperatore, chiese a Tommaso, di battezzare la propria figlia Gisla ed egli stesso presenziò alla cerimonia, unica presenza del sovrano franco a Milano.
Tomaso morirà a Milano il 27 settembre 783 La sua sepoltura è custodita nella Basilica di San Lorenzo Un suo dipinto è nel Museo Diocesano presso la Basilica di Santo Eustorgio